AdBlocking 2016: gli annunci pubblicitari e il comportamento degli utenti

IAB UK svela alcuni interessanti risultati emersi da una ricerca sull'AdBlocking di febbraio 2016 che rileva che il 22% della popolazione inglese maggiorenne utilizza software per bloccare annunci pubblicitari considerati troppo invasivi e che rallentano le performance dei siti. I dati sono sul blog di IAB Italia

IAB UK svela alcuni interessanti risultati emersi da una ricerca sull'AdBlocking di febbraio 2016 che rileva che il 22% della popolazione inglese maggiorenne (+4% rispetto a ottobre 2015) utilizza software per bloccare annunci pubblicitari considerati troppo invasivi e che rallentano le performance dei siti.

Molto simile la situazione italiana, per cui, secondo una ricerca di Groupm effettuata a ottobre 2015 su un campione di popolazione +18, il 25% della popolazione utilizza gli AdBlocker per assicurarsi una maggiore tutela della privacy, ma anche e soprattutto per migliorare la performance e di conseguenza la velocità di caricamento delle pagine web.

Un risultato simile proviene anche dalla ricerca di Human Highway che ha intervistato un campione di 1000 individui di +15 anni (rappresentativi dei 30,6 milioni di utenti regolari) secondo cui il 30,6% della popolazione utilizza gli AdBlock su desktop, in particolare con browser Chrome e Firefox.

Diviene quindi indispensabile un ripensamento su come creare annunci di qualità e pensati ad hoc che non interrompano l’esperienza di navigazione degli utenti. Ciò comporta il passaggio da contenuti elaborati per il coinvolgimento di un pubblico generico a contenuti realizzati per l’interesse di un individuo che può interagire con il contenuto pubblicitario. Con questo genere di inserzione, lo spettatore può decidere quali contenuti pubblicitari ricevere, rispondere a questionari o addirittura essere disponibile a guardare ulteriori contenuti.

L’obiettivo finale di una pubblicità è diventare parte integrante dell’esperienza del consumatore e più i consumatori sono coinvolti, maggiore è la quantità di dati che sono disposti a condividere – e il successivo inserimento di queste informazioni nel processo creativo è la chiave per il miglioramento dell’esperienza pubblicitaria offerta ai consumatori, per garantire che ciascuno di loro abbia un’offerta personalizzata.

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