Agenda Digitale italiana 2016: cresce la digitalizzazione, ma l'Italia è ancora terzultima in Europa

Partito il piano sulla banda ultra larga. Cresce la spesa digitale della PA a 5,6 Mld di euro (+0,5%). Ma l’Italia ancora 25esima su 29 Paesi europei nella classifica Digital Economy and Society Index.

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L’Agenda Digitale italiana è entrata nelle fasi più calde. Il Governo ha nominato un commissario straordinario per accelerarne l’attuazione. Dopo anni di continue riduzioni, nel 2015 la spesa in tecnologie digitali della Pubblica Amministrazione è tornata a crescere dello 0,5%, arrivando a 5,6 miliardi di euro (fonte Assinform/Netconsulting), mentre diversi interventi istituzionali puntano a riqualificarla. Le PA centrali e locali sono consapevoli del ruolo del digitale per lo sviluppo e praticamente tutte le Regioni italiane hanno definito una strategia di attuazione della propria Agenda Digitale.

I tre progetti di infrastruttura su cui si è concentrata l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) stanno iniziando a produrre risultati concreti: a 7 mesi dall'avvio del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) sono state erogate oltre 130.000 identità digitali, che entro il 2018 potrebbero diventare 9 milioni; il Sistema dei pagamenti elettronici (PagoPA) conta 9.500 PA, 90 prestatori di servizi di pagamento e quasi 600.000 transazioni effettuate; l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) è stata sperimentata in 26 comuni pilota con circa 6,5 milioni di cittadini coinvolti.

Nel contempo, è partito il piano sulla banda ultra larga: l’Italia è ancora tra gli ultimi Paesi in Europa per copertura di banda larga fissa, con solo il 44% delle abitazioni raggiunta da una rete ad almeno 30 Mbps nel 2015, ancora lontana dagli obiettivi posti da Europa e Governo. Ma siamo il Paese europeo con il miglior tasso di crescita nella copertura a 30 Mbps dal 2014 (+115%).

Nonostante importanti passi avanti e i tanti sforzi compiuti da Governo, AgID, PA e privati, l’Italia è ancora solo 25esima su 29 Paesi europei censiti dal Digital Economy and Society Index (DESI), l’indicatore che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale in Europa, con forti ritardi da recuperare su diversi indicatori. E si scopre che i Paesi europei che hanno fatto balzi in avanti nella loro trasformazione digitale sono anche quelli che crescono maggiormente da un punto di vista economico, sociale, industriale e nella lotta alla corruzione. Per avanzare su questi fronti l'Italia deve investire in competenze digitali e digitalizzazione delle imprese.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell'Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano presentata a Roma al convegno “Pubblico e privato: un patto per l'Italia digitale”.

“L'indicatore che misura lo stato di attuazione dell’Agenda Digitale nei vari Paesi europei vede ancora gravi ritardi da recuperare, perché la situazione non si può ribaltare in poco tempo dopo anni di mancati investimenti, ma nel 2016 molto è stato fatto per rendere il Paese più 'digitale' — afferma Alessandro Perego, Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano —. Bisogna continuare con decisione. L'esperienza degli altri Paesi suggerisce come la chiave sia la collaborazione tra pubblico e privato, che devono prendere consapevolezza dell'importanza di un'azione congiunta. Il piano triennale per l’Informatica nella PA, che sarà rilasciato per la fine dell’anno, porta avanti un modello chiaro che inquadra in una cornice organica le diverse iniziative e valorizza i contributi di PA e imprese. Chiediamo a pubblico e privato di sottoscrivere un 'Patto per l'Italia Digitale', proteggendo il modello di collaborazione previsto dal piano, per darne poi attuazione con regole comuni, progetti condivisi e logiche sistemiche”.

L’Italia è 25esima su 29 Paesi europei nell'ultima classifica del DESI — l'indice della Commissione Europea che misura i progressi dei Paesi europei nella digitalizzazione dell’economia e della società. Siamo al penultimo posto per connettività, al 25° per competenze digitali, all'ultimo per uso di internet da parte dei cittadini, al 21° per digitalizzazione dell'industria, al 18° in digitalizzazione della PA. Ma l'Italia è anche tra i Paesi che hanno registrato la crescita più alta dal 2013 al 2015 (+19,7%).

L’Osservatorio Agenda Digitale ha dimostrato la presenza di una stretta correlazione tra livello di digitalizzazione di un Paese e la sua crescita economica, sociale, industriale e legalitaria: oltre all'avanzamento del PIL, i Paesi che dal 2013 hanno investito di più in digitale hanno ottenuto forti miglioramenti nel Social Progress Index, nella classifica Doing Business e nel Corruption Perception Index. Per recuperare il gap rispetto alla Danimarca (il Paese più avanzato secondo il DESI) l'Italia deve però investire ulteriormente nel digitalizzare le sue imprese e la sua PA.

L’analisi sui diversi indicatori mostra come gli interventi previsti dall’attuale strategia di attuazione dell’Agenda Digitale italiana abbiano impatti significativi su 20 dei 30 indicatori del DESI, ma sono determinanti solo su 4 di questi, con in particolare un effetto finora poco incisivo nella digitalizzazione delle imprese. L’andamento storico dei Paesi europei sul DESI suggerisce obiettivi più sfidanti per scalare l’indice, con interventi aggiuntivi rispetto a quelli attuali. Praticamente tutte le Regioni italiane hanno una strategia di attuazione dell’Agenda Digitale pienamente definita. Esse, tuttavia, hanno ancora una posizione sul DESI quasi sempre inferiore alla media europea, con il gap maggiore che si registra nell’area della connettività. Esistono ancora differenze tra le Regioni del Nord e quelle Sud, ma sono meno significative del ritardo complessivo del Paese.

L'Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa per copertura di banda larga fissa, con il il 44% delle abitazioni raggiunta da una rete ad almeno 30 Mbps nel 2015. Un grave ritardo rispetto agli obiettivi fissati dall’Europa per il 2020 (tutti i cittadini europei coperti a 30 Mbps entro il 2020). E nonostante il miglior tasso di crescita nella copertura a 30 Mbps dal 2014 (+115%), sono ancora forti le differenze con gli altri Paesi europei simili a noi (Francia, Germania, Polonia Regno Unito e Spagna). Il Governo ha redatto un piano che punta ad avere almeno il 75% della popolazione coperta a 30 Mbps entro il 2018 e il 100% entro il 2020. Per ottenere questi risultati sono stati messi sul piatto 6 miliardi di euro e si è chiesto ai privati di aggiungere a tali risorse un loro investimento.

Un'altra questione interessante riguarda il numero di linee effettivamente attive e utilizzate dagli italiani. Solo il 53% delle abitazioni usa una banda larga ad almeno 2 Mbps, solo il 3% a 30 Mbps e addirittura solo lo 0,5% a 100 Mbps (l'obiettivo europeo è almeno il 50% entro il 2020). Solo il 12% delle imprese viaggia a 30 Mbps. In Francia sono il 21%. In Germania e Spagna il 29%. Si comprende l'importanza di lavorare non solo sulla copertura ma anche ad adeguati incentivi per favorire la domanda di connettività.

Fonte a href="http://www.osservatori.net/it_it" target="_blank">Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano

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