Marketing Applicazioni: il trend per il 2015

Il nuovo mercato del perfomance marketing, il CPI o meglio Cost Per Install.

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La ricerca della massima esposizione del messaggio pubblicitario e la brand awareness erano attività abbastanza semplici da svolgere fino a che il grande traffico della Rete si trovava nei browser dei vecchi desktop. Il pubblico dei consumatori era davanti allo schermo del proprio PC, ben piantato sul tavolo, il messaggio pubblicitario, click o non click, arrivava in qualche modo a destinazione.

Poi gli utenti hanno cominciato a spostarsi su lap top il tempo di utilizzo della Rete è aumentato, ma è cambiato profondamente il modo di porsi davanti ai contenuti. Il consumatore ricerca una UX sempre più naturale, le singole sessioni di browsing sono più brevi e l’attenzione è diminuita all’aumentare del numero di TAB aperti sul browser. Basta pensare che la navigazione da lap top converte, dal carrello dei siti di ecommerce, appena al 2,78% (rapporto tra vendite e visite) ed è comunque la migliore sul mercato rispetto agli altri device come il tablet, che segue a ruota con il 2,42%.

Poi nel 2014 il sorpasso del mobile. Incredibile ma vero, i consumatori navigano più sul telefonino che non attraverso il vecchio computer. A questo punto alcuni grandi brand hanno avuto momenti di indecisione a volte fatali. I portali stanno morendo, le grandi aziende sono in ritardo, ma lentamente stanno adattando i loro siti web in più adeguate piattaforme responsive, che si adattano al tipo di device usato da consumatore.

Il consumatore sul telefonino non è più confuso dalla guerra dei browser, usa i browser di default e principalmente naviga partendo da Google, naviga ma solo il 20% del proprio tempo di utilizzo, l’altro 80% usa le app! E con questo siamo ad oggi, l’80% del tempo di navigazione è su mobile e di questo l’80% è sulle app. In pratica ben oltre la metà del proprio tempo di Rete il consumatore lo passa usando le applicazioni mobile. A questo punto l’industry del brand marketing, già in affanno sul semplice mobile, sulle applicazioni ha segnato decisamente il passo.

In pratica ad oggi non esiste una app di successo che sia stata prodotta da brand di largo consumo, editori e simili. A parte il gruppo dei GAFA (Google Apple Facebook e Amazon) il mondo delle app è in mano ai produttori di game. Aziende come Supercell o King hanno capito bene come utilizzare e spingere il modello delle app. Prima di tutto queste aziende hanno adottato dei modelli basati su applicazioni gratuite e con all’interno meccanismi di "in app purchase" e poi si sono messi a studiare molto bene il comportamento e le metriche dei consumatori. Il risultato è stato di arrivare a definire un valore medio per ogni applicazione installata o meglio un ARPU che in alcuni paesi sfiora i €17.47 ($20) per ogni applicazione installata gratuitamente. Cioè hanno capito che se un utente installa Candy Crush gratis, nell’arco di poco tempo produrrà un valore medio di circa €17.47 ($20).

Questa “scoperta” ha portato alla nascita di un nuovo fantastico mercato del perfomance marketing, il CPI o meglio Cost Per Install. In pratica i produttori di app sono disposti a pagare un prezzo fisso per ogni app fatta installare ad un consumatore. Niente più CPM, niente più CPC. Il CPI garantisce a chi compra un effetto sicuro ed un allocazione del budget mirato solo nei paesi e su device dove l’ARPU è maggiore.

Quindi il marketing delle app lavora costantemente su questi due parametri il CPI (cost per install) e l’ARPU (average revenue per user). Più alto è il mio ARPU, più potrò offrire per il CPI e maggiori saranno i volumi di app installate che potrò comprare. Comprare. Sono così nate le prime piattaforme a CPI, ce ne sono circa 30 in tutto il mondo, e si differenziano per la qualità delle installazioni che sono in grado di portare, per la tecnologia di tracking e per i formati pubblicitari messi a disposizione.

Se i produttori di game hanno capito tutto, i brand stanno facendo i primi timidi tentativi e devono trovare interlocutori e piattaforme, in grado di svolgere anche la parte di consulenza. Immaginate brand come Mac Donalds, Birra Moretti, Ikea, Barilla, Fiat… perché i consumatori dovrebbero occupare la memoria del proprio smartphone per installare le loro app? D’altra parte se il loro prodotto è valido ed il consumatore ha un valore aggiunto della app, allora il fatto di essere dentro i telefoni dei consumatori significa avere un esposizione e una brand awareness mai vista prima. Ogni volta che il consumatore prende in mando il telefono, il brand è lì, con la sua icona, pronto a trasmettere i valori che la marca è riuscita nel tempo a creare. Questo “valore” non è altro che il CPI. Qualche agenzia e qualche brand più illuminato stanno iniziando a capirlo e le piattaforme di performance marketing a CPI si stanno evolvendo sempre più per offrire formati accattivanti in tutte le situazioni. Ne vedremo delle belle.

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Fonte NanaBianca

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