eCommerce Italia 2015: solo il 4% delle imprese italiane vende online

Gli acquisti online crescono in Italia a doppia cifra dal 2009, superando quota 13 miliardi a fine 2014. In tre anni il numero di acquirenti è passato da 9 a oltre 16 milioni, ma solo il 4% delle imprese italiane vende online. Ecco i dati emersi dall'incontro "E-commerce: scenario di riferimento e quadro normativo: proposte, indicazioni e priorità per uno sviluppo sostenibile".

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Gli acquisti online crescono in Italia a doppia cifra dal 2009, superando quota 13 miliardi a fine 2014. In tre anni il numero di acquirenti è passato da 9 a oltre 16 milioni, ma solo il 4% delle imprese italiane vende online. Il potenziale del Made in Italy è totalmente inespresso a livello internazionale, soprattutto considerando che nel mondo la popolazione che compra sulla rete è costituita da 1,2 miliardi di persone.

Netcomm attiva il dialogo con le istituzioni del nostro Paese, perché aiutino le imprese a utilizzare il canale online per competere in Italia e nel mondo, semplificando le norme fiscali, legislative e in tema di pagamenti elettronici, come segnalato in un documento presentato alla Camera dei Deputati.

"L’e-commerce è sempre più un canale necessario e cruciale per le imprese che vogliano fare business sia nel nostro Paese sia su scala globale - afferma Roberto Liscia Presidente di Netcomm. E lo vogliamo testimoniare con grande forza proprio nell’ambito di un appuntamento istituzionale, promosso dal nostro Consorzio presso la Camera dei Deputati.

Proprio il mondo della politica, cui ci rivolgiamo presentando oggi il primo documento sull’ecommerce, dal titolo "E-commerce: scenario di riferimento e quadro normativo: proposte, indicazioni e priorità per uno sviluppo sostenibile", deve cogliere le opportunità che solo la rete è in grado di assicurare al nostro tessuto imprenditoriale, aiutando e sostenendo le aziende, le startup e i player internazionali qui convenuti a competere con norme chiare e trasparenti. Le imprese italiane che vendono online sono oggi solo il 4% del totale, l’accesso alla banda larga rimane carente e la copertura finanziaria per gli investimenti necessari sono ancora un interrogativo non risolto.

L'Italia – continua Liscia - è conosciuta nel mondo per i suoi prodotti di abbigliamento, calzature, accessori, moda, arredo, design, vino e prodotti alimentari-gastronomici di qualità. Tutte le piccole e medie imprese italiane che producono e/o commercializzano questo tipo di prodotti hanno degli spazi di mercato straordinari, tecnicamente stiamo parlando di una platea di oltre 1 miliardo ci consumatori che abitualmente compra online e di 2,6 miliardi di individui che sono su internet. Ma stiamo perdendo competitività a livello globale e non riusciamo a sfruttare il potenziale del Made in Italy che potrebbe trovare più facilmente sbocchi su questi mercati.

Da anni diamo conto col Politecnico di Milano dei numeri che caratterizzano questo settore economico, il cui andamento in termini di fatturato complessivo cresce a doppia cifra (intorno al +20% all’anno negli ultimi 6 anni) ed è stimato oltre i 13 miliardi di euro per il 2014, congiuntamente all’impennata del numero di acquirenti online italiani che sono passati in tre anni da 9 a 16 milioni. Stiamo, finalmente, assistendo a un forte interesse delle imprese, in particolare del Made in Italy e della grande distribuzione, che si sono rese conto delle grandi opportunità che il digitale può offrire in un momento in cui i fattori recessivi stanno mettendo in discussione i modelli di business e di vendita tradizionali. Il ritardo, malgrado i fattori positivi che stiamo osservando, però, rimane e l’Italia è ultima in quasi tutte le classifiche su tutti i fattori che condizionano lo sviluppo."

Nel corso dell’evento promosso da Netcomm alla Camera dei Deputati sono stati analizzati i maggiori vincoli che, da un punto di vista fiscale, legislativo e sotto il profilo dei pagamenti elettronici, frenano e ostacolano la scelta per le imprese di vendere online sui mercati domestico e globali. Ne è stato tratto un documento dal titolo “E-commerce: scenario di riferimento e quadro normativo: proposte, indicazioni e priorità per uno sviluppo sostenibile", edito dal Consorzio Netcomm e frutto del tavolo di lavoro composto da player associati, gli studi CBM & Partners Studio Legale, CleverAdvice e Taxmen.eu. Il documento ha cercato di individuare alcuni limiti dell’attuale legislazione europea, elaborando alcune proposte tese a eliminare o, perlomeno, ridurre l’incidenza di tali limiti sulle attività imprenditoriali svolte in rete.

Le proposte, formulate da Netcomm, sono rivolte alle istituzioni italiane ed europee e si pongono l’obiettivo di creare regole fiscali condivise tra gli Stati membri più favorevoli per la crescita e lo sviluppo sostenibile del commercio elettronico.

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