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Osservatorio Italia Digitale 2.0: la Rete è “abitata” da meno del 50% degli italiani

Pubblicato da Caterina Di Iorgi, Blogosfere staff alle 09:00 in Case History


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Il Presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Stefano Pileri, ha presentato a Milano, alla presenza del Ministro Renato Brunetta, l'"Osservatorio Italia Digitale 2.0". Al Convegno sono intervenuti: Renzo Turatto, Gabriele Galateri, Ennio Lucarelli, Alberto Tripi, Paolo Angelucci, Andrea Ambrogetti , Diego Masi, Corrado Sciolla, Renato Ugo.

Il Presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Stefano Pileri, ha chiesto al Governo di "seguire il "fil rouge" che si ricava dal Rapporto 2009 Italia Digitale, elaborato con il Dipartimento, per recuperare il ritardo nell'offerta in rete di servizi pubblici e privati a cittadini ed imprese, sottolineando il fondamentale ruolo di stimolo che la pubblica Amministrazione ha nel loro sviluppo, al fine di migliorare nettamente le condizioni dei cittadini e delle imprese e portare consistenti risparmi alla spesa pubblica corrente". Il Presidente prosegue sollecitando affinché "a fianco dello sforzo che il Paese sta compiendo per superare il "digital divide", venga accelerata la realizzazione di infrastrutture di telecomunicazioni di nuova generazione per non incorrere in futuri ritardi".

Il focus dell'Osservatorio evidenzia la necessità di incrementare l'uso delle tecnologie on-line da parte di imprese e famiglie e di trasformare la Rete da strumento di comunicazione a interfaccia fondamentale per l'erogazione di servizi interattivi ai cittadini e alle imprese. Questa esigenza nasce dal ritardo che ancora esiste in Italia nell'utilizzo di Internet per lo sviluppo di una Società dell'Informazione e della Conoscenza.

Ecco i dati più rilevanti del Rapporto: solo il 47% della popolazione tra 15 e 74 anni (21,6 milioni nel 2008) accede tramite internet ai servizi disponibili on-line; 1/3 delle aziende continua a non essere in rete, e tra le microimprese il tasso sale al 43%. La diffusione di piattaforme ICT di base (PC, banda larga, sito web, software) nella fascia di imprese sopra i 50 dipendenti vede l'Italia sostanzialmente allineata rispetto alla media dei 27 paesi UE.

In generale l'innovazione digitale è ancora poco associata alla possibilità di sviluppare il business; per i collegamenti in mobilità: nella seconda metà del 2008 gli utenti connessi sono stati 6 milioni di individui, ovvero il 28% degli utenti internet a fine anno. L'utilizzo di internet mobile appare essere segmentato in due cluster principali: business users (imprenditori e dirigenti) e giovani (studenti).

Le famiglie italiane con connessione a internet in banda larga hanno superato nel corso del 2009 la soglia dei 10 milioni (comprese le famiglie connesse in mobile broadband). Nonostante questo dato persiste un digital divide infrastrutturale che coinvolge ancora il 12% della popolazione.

Il digital divide coinvolge anche aspetti socio demografici e culturali (quali età media elevata, nuova immigrazione, bassi redditi, bassa scolarizzazione). In questo senso la bassa alfabetizzazione informatica gioca un ruolo chiave: le famiglie dotate di un PC sono "appena" il 52%. È urgente promuovere politiche per l'alfabetizzazione digitale degli italiani.

Tutti i Comuni sono informatizzati, accedono a internet (nella maggior parte dei casi con collegamenti a banda larga) e in misura significativa (82%) hanno un sito web. La digitalizzazione sembra essere avvenuta però soprattutto per questioni amministrative, per dialogare in rete con gli enti centrali della PA (Agenzia delle Entrate, Anagrafe, INPS, Camere di Commercio ecc.), mentre i servizi on-line per gli utenti sono ancora poco diffusi. 

Il livello di interattività dei Comuni con i cittadini risulta ancora molto basso: l'offerta di servizi on-line è molto spesso limitata ai soli contenuti informativi, come accade per il 59% dei siti web dei Comuni. Il 37% dei Comuni consente invece di scaricare moduli e solo il 4% mette a disposizione applicazioni veramente interattive, quali l'avvio e/o conclusione di pratiche e pagamenti on-line.

Pur presentando una dotazione tecnologica di base di buon livello (internet 98%, banda larga 95%, sito 71% e intranet 67%) le scuole italiane sono ancora indietro nel processo di implementazione dei servizi alle famiglie e agli studenti: il 100% dà informazioni di carattere generale, ma solo il 2% consente pagamenti ed iscrizioni on line. Le tecnologie sono entrate nella scuola, ma più nell'amministrazione che nella didattica. In questo senso ci si attende molto dallo sviluppo dei contenuti scolastici digitali pensati per la rete.

È auspicabile, ad esempio, la creazione un e-marketplace per i materiali didattici digitali (e-Book, Learning Object, Podcast ecc.), dove tali materiali possano essere valutati dagli insegnanti ed scaricati on-line dagli studenti dietro pagamento del costo della licenza d'uso. In tal modo si realizzerebbe un sistema win-win, in cui le famiglie ottengono risparmi sull'acquisto dei testi scolastici, stimabili in un 30% annuo, gli editori vengono remunerati per i materiali prodotti e l'Amministrazione promuove un forte processo innovativo nel sistema dell'istruzione.

Occorre realizzare un Progetto Paese sistemico, che coinvolga domanda e offerta, indirizzato a superare, progressivamente ma con tempi definiti, il ritardo digitale di tutte le componenti della società civile. 

Un driver fondamentale sarà l'erogazione via via sempre più completa dei servizi on-line della pubblica amministrazione (switch over) a partire dalle richieste delle fasce più avanzate di utenza e affiancando ad internet servizi di sostegno per le fasce più deboli della popolazione (centri di assistenza). 

Maggiori investimenti nelle reti broadband e una più ampia diffusione di nuovi servizi innovativi permetteranno ad aziende, istituzioni pubbliche e società civile di recuperare efficienza, di sviluppare nuovi prodotti/servizi e di incrementare quindi la produttività ormai ferma da anni.

In questa direzione vanno il progetto e-government 2012 del Ministro Brunetta ed il già citato Piano Banda Larga i quali debbono trovare veloce attuazione tramite le necessarie risorse economiche.

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Commenti

1. gis, Venerdì 2 Ottobre 2009 ore 22:34

Sono d'accordo che bisogna migliorare la formazione digitale degli italiani, ma allora iniziamo con l'alfabetizzarli veramente, con dei corsi on line scaricabili, elementari, che passo dopo passo insegnino a chiunqe ad utilizzare il computer.

Quanto poi comunicare con le amministrazioni per le operazioni, caliamo un velo pietoso... in Lombardi, se uno vuole accedere deve usare il tesserino col codice fiscale m anche... un apparecchio a parte dove inserirlo per collegarlo al computer, che occurre comprre (se scopri dove lo vendono) e, ovviamente, pagare....  capisco che quell'apparecchiatura la possa avere una Società che gestisce molti utenti, un'associazione, un sindacato... ma OGNI SINGOLO INdividuo?  Oppure nelle grandi città lo compriamo in Joint venture  in condominio, così possiamo pagare la tarsu (rassa sui rifiuti) on line.... BISGNA VERAMENTE SVEGLIARSI E DARSI UNA MOSSA, se si vuole dare un SERVIZIO al cittadino, per ora è il cittadino che SERVE la P.A.!!!! e poi la deve anche pagare!!!

2. Danel, Martedì 13 Ottobre 2009 ore 12:19

Il MaxiSito mi sembra un'iniziativa interessante di alcuni imprenditori che credono ancora nel valore dell'innovazione Italiana e che non aspettano "aiuti dal cielo" per trovare soluzioni.

Giro ai lettori un comunicato interessante sull’argomento che ho trovato qui: http://blog.clickmeter.com/511586/

"Il “Digital Divide” frena le aziende? Arriva la soluzione: il sito professionale ma low-cost!"

 

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