Associazione internazionale dedicata allo sviluppo della comunicazione pubblicitaria interattiva
Iab Italia interviene sul tema della privacy legata a internet, tornato all'attenzione dei media dopo la notizia del rilascio da parte di Microsoft della versione beta di Explorer 8. Il nuovo browser prevede una funzionalità denominata "InPrivate Blocking" che, se attivata, consente all'utente di bloccare il trasferimento di alcune informazioni relative al proprio comportamento verso siti, portali, motori di ricerca, che se ne servono per offrire agli utenti pubblicità di loro interesse.
"Riguardo l'introduzione di questa funzionalità che inibisce l'invio da parte del pc di alcune informazioni relative alla navigazione dell'utente, vi sono due principali aspetti da considerare - spiega Layla Pavone, presidente di Iab Italia e managing director di Isobar Communications -. Il primo è che, per portali e motori di ricerca, non disporre più di questo genere di dato significherà poter proporre agli utenti una pubblicità meno vicina a gusti e interessi degli utenti stessi, con una conseguente esperienza di navigazione meno soddisfacente. Considero questa modalità di comunicazione un grosso vantaggio offerto dalla rete, che non riversa sulle persone pubblicità in modo indifferenziato e non targettizzato, come nel caso della tv generalista. Il principio su cui si fonda la rete è "essere nel momento giusto al posto giusto" e, se questo lavoro è ben fatto, l'utente sceglie di cliccare perché è interessato realmente.
Certamente, non poter più disporre di dati si tradurrà in una minore capacità di essere al servizio dell'utente e ciò rischia di creare difficoltà al mercato della pubblicità interattiva. È però necessario precisare che, in un mercato giovane come quello online, questo genere di cambiamenti di scenario, dovuti a innovazioni tecnologiche, è inevitabile, come inevitabile sarà la risposta degli altri operatori che traggono beneficio dalla ricezione dei dati degli utenti. Se a ciò aggiungiamo che quello della pubblicità su internet - prosegue Pavone -, è da considerarsi il mercato della pubblicità del futuro, sono certa che anche questo sarà solo un passaggio che non potrà certamente fermare una crescita imprescindibile.
Il secondo aspetto da chiarire è quello relativo al timore degli utenti nel consentire ai portali di avere visibilità su alcune informazioni che li riguardano. È importante sapere che le informazioni inerenti la navigazione non sempre sono associate a un nome. L'operatore, pertanto, spesso non sa cosa ha fatto il signor "Mario Rossi", ma solo cosa ha fatto un "codice identificativo". È possibile, invece, associare un comportamento a un nome quando l'utente, per esempio, si è iscritto a un servizio che riceve gratuitamente, come nel caso delle caselle e-mail gratuite. In questo caso, è l'utente stesso che decide di fornire nome e cognome in cambio di un servizio che ha un valore e che non paga. E qui sottolineo il punto centrale della questione. Se un utente si relaziona solo con operatori la cui correttezza è riconosciuta, come tutti i nostri associati, nulla vi è da temere. Gli operatori seri non hanno ne intenzione ne interesse a usare in modo scorretto i dati, poiché sarebbe decisamente non conveniente per il loro business. D'altronde, è sufficiente pensare che ormai milioni di consumatori, per esempio per acquistare voli, non hanno alcun timore a dare il proprio numero di carta di credito ai siti dei vettori, e lo fanno perché consapevoli che le compagnie cui affidano informazioni così importanti sono assolutamente serie e affidabili. E se ci fidiamo a dare un numero di carta di credito a un player serio, perché non dovremmo dare alcune informazioni sui nostri comportamenti a player della pubblicità altrettanto seri?"
Fonte DailyNet
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